Le armi della seduzione. Il Complesso di Cleopatra

Il complesso di Cleopatra prende il nome dall’affascinante regina egiziana, donna viziatissima dal padre, avida e capricciosa, dalle innumerevoli avventure amorose e con la passione per il potere.

Proprio per la sua fama Dante la condannò all’inferno mentre Shakespeare la chiamò serpente del Nilo.
In realtà non particolarmente bella come vuole il suo mito, le si riconoscono doti di abile seduttrice.

Il Complesso di Cleopatra è un disturbo narcisistico che colpisce le donne, versione femminile dell’altrettanto noto Complesso di Achille.

La donna che ne è affetta appare come forte e sicura di sé, dotata di charme e carisma, volubile, stravagante e teatrale nei modi.

Vanitosa, competitiva e dominatrice, si rivela capace di far perdere completamente la testa a chiunque.

Utilizza l’eros e il proprio corpo per avere considerazione ed ottenere adulazione al fine di gratificare il suo sé grandioso ed egocentrico.

Si tratta, tuttavia, di un atteggiamento altamente seduttivo e manipolatorio fortemente difensivo che nasconde in realtà profonda fragilità ed insicurezza interiore.

Dietro la facciata esteriore di femme fatale, ammaliatrice irresistibile senza scrupoli e conquistatrice a tutti i costi e con tutti i mezzi (intrighi, ricatti, bugie, ecc..), si cela, spesso, una donna debole ed infelice, non di rado in fuga dalle relazioni sentimentali.
L’atteggiamento di ostentazione spavalda e sfacciata di sensualità rappresenta una corazza esterna dietro alla quale si scherma.

La donna con Complesso di Cleopatra, in altre parole, mostra a tutti una falsa identità, effimera, inconsistente e solo all’apparenza vincente.

Di fatto è una donna che, nel corso della sua esistenza, si è vista, il più delle volte, costretta a compiacere le richieste dell’ambiente esterno e che ha vissuto esperienze di carenze affettive importanti che hanno prodotto enormi ‘buchi’ emotivi, difficili da rimediare e colmare.
Ha imparato con il tempo ad utilizzare il fascino e la bellezza per attirare ed utilizzare gli altri a proprio scopo e piacimento. Le sue relazioni interpersonali sono superficiali e strumentali al raggiungimento dei suoi obiettivi e al soddisfacimento dei suoi bisogni.

L’involucro illusorio e finto di cui si riveste, a compensazione e difesa di un interiorità estremamente fragile e vuota, rischia di andare a pezzi senza l’approvazione e l’ammirazione dell’altro, da cui dipende disperatamente per la sua sopravvivenza psicologica.

Difficilmente ricorre a chiedere aiuto e, quando lo fa (spesso di fronte a un rifiuto), il compito dello psicoterapeuta è lavorare sull’autostima, estremamente bassa nel soggetto e basata su aspetti di immagine ed esteriorità.

DOTT.SSA CINZIA CEFALO

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