L’invalidazione emotiva. Cosa è e cosa provoca

Per invalidazione emotiva si intende l’atto di respingere e rifiutare i sentimenti e le emozioni altrui sminuendoli, banalizzandoli e/o ignorandoli.

Spesso si tratta di gesti e comportamenti compiuti in buona fede, magari con le migliori intenzioni ma, indubbiamente, senza la giusta considerazione ed empatia nei confronti delle condizioni emotive dell’altro.

Sono esempi di invalidazione emotiva frasi come “Non è poi così grave”, “Non è niente, capita a tutti”, “Vedrai che passa”, “Non devi essere triste per questo”, “Sono solo tue fissazioni”, “Sei troppo sensibile”, “Devi sforzarti per uscirne”, ecc., frasi molto comunemente e troppo frequentemente pronunciate a chi soffre allo scopo di sdrammatizzare ed erroneamente credendo di confortare, tirare su il morale o spronare la persona a cui le rivolgiamo.

In altre situazioni, invece, l’invalidazione emotiva assume addirittura le dimensioni di una vera e propria manipolazione psicologica ed affettiva con l’intenzionalità da parte di chi la mette in atto di minimizzare e/o negare la realtà e l’esperienza sentimentale ed emozionale dell’altro: colui che la compie arriva a giudicare, accusare ed incolpare, in modo consapevole e volontario, chi ha di fronte per quel che prova al fine di giustificare la correttezza delle proprie azioni o a mostrare deliberatamente un atteggiamento di totale indifferenza e preoccupazione per il suo stato emotivo.

In ogni caso l’invalidazione emotiva produce gravi e durature conseguenze. Comunica all’altro messaggi negativi e pericolosi come che esprimere ciò che si sente è sbagliato, che le sue emozioni sono inappropriate rispetto al contesto e alla situazione o che non contano e non valgono, che, in base al principio che volere è potere, se sta male, se è arrabbiato, ecc.. è perché dipende da lui che non vuole stare bene, che non riesce ad superare la cosa, che è fatto in quel modo, ecc… Genera, pertanto, nel soggetto, che non si sente capito, riconosciuto ed accettato per quel che vive, senso di inadeguatezza, imbarazzo e vergogna e reazioni di tristezza, colpa e rabbia.

Ma perché si tende ad invalidare emotivamente l’altro? Spesso perché venire a contatto con le emozioni altrui ci provoca disagio, fastidio e difficoltà, soprattutto se già abbiamo problemi ad ammettere, accogliere ed elaborare le nostre e/o siamo alle prese con altrettante urgenze e problematiche emotive. Le persone narcisiste, poi, incapaci di entrare in risonanza con la condizione emotiva dell’altro, tendono a ignorarla, influenzarla e condizionarla a proprio vantaggio e per i propri scopi.

In ogni modo quando invalidiamo emotivamente qualcuno stiamo cercando di cambiare le sue emozioni, piuttosto che accettarle e comprenderle per come sono.

Uno schema interattivo caratterizzato da invalidazione emotiva continua e ricorrente produce nell’altro sfiducia in sé, confusione e disorientamento di fronte ai propri stati interni che difficilmente verranno autolegittimati ed esternati dal soggetto. Questi apprende che esprimere emozioni, specie se si tratta di tristezza, paura o rabbia, non è possibile perché fonte di disapprovazione e critica.

L’individuo, specie se in età evolutiva, può sviluppare bassa autostima ed è fortemente a rischio di disturbi depressivi, di dipendenza e borderline.

Per evitare di invalidare le emozioni dell’altro occorre aprirsi al suo ascolto attivo ed empatico, accogliendo, rispecchiandolo e mostrando accettazione, comprensione e tolleranza nei confronti dei suo stati emotivi.

Ognuno di noi, inoltre, quando le vicende precedenti non lo hanno consentivo, deve imparare, attraverso esperienze psicoaffettive correttive (ad es. in psicoterapia), ad autovalidarsi emotivamente considerando tutte, e sottolineo proprio tutte, le sue emozioni, anche quelle a cui abitualmente tendiamo a dare una connotazione negativa come la rabbia o la tristezza, normali ed accettabili in modo da legittimarsele. A tal fine, vale sempre la pena ricordare che non ci sono emozioni corrette o sbagliate, semmai è il comportamento che le manifesta a poterlo essere e che va appreso a gestire adeguatamente.

Dott.ssa Cinzia Cefalo

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