Musica e intelligenza. L’Effetto Mozart

L’effetto di cui parliamo prende il nome dal celebre compositore austriaco, vero e proprio enfant prodige (cominciò a comporre all’età di 5 anni) e uomo dall’indiscutibile valore artistico (anche quando perse completamente l’udito), morto precocemente all’età di 35 anni.
Si riferisce a una controversa teoria scientifica elaborata nel 1993 dai fisici Gordon Shaw e Frances Rauscher secondo la quale l’ascolto della sonata in re maggiore per due pianoforti di Mozart avrebbe causato, durante un esperimento, un aumento delle capacità cognitive di un gruppo di studenti. Tali soggetti, a differenza di altri che ascoltarono un diverso genere di musica e di altri ancora che rimasero nel silenzio, registrarono punteggi di quasi 10 punti più elevati al test di intelligenza Stanford Binet.
L’esperimento, tuttavia, fu, per anni, molto contestato dalla comunità scientifica e ritenuto inattendibile in quanto nessuno successivamente riuscì a riprodurre gli stessi risultati.
Per molti l’effetto Mozart è, ancora oggi, solo un mito.
Studi più recenti con i ratti hanno dimostrato che l’ascolto di musica di Mozart, in particolare la sonata in re maggiore, migliora solo temporaneamente (per circa 15 minuti) abilità cognitive quali l’analisi delle forme e delle posizioni degli oggetti nello spazio e il senso di orientamento, capacità spazio temporali rilevabili e misurabili, in effetti, anche con il test Stanford Binet.
Questi risultati potrebbero rivelarsi interessati ed utili nella pratica per migliorare le prestazioni di determinate categorie professionali come, ad esempio, i chirurghi.
La musica di Mozart si caratterizza per essere particolarmente complessa; essa combina frequenze basse, in grado di produrre uno stato di rilassamento psicofisico, a frequenze alte, capaci, al contrario, di provocare risposte, anche elevate, di attivazione e stimolazione neurofisiologica.
Spesso si usa il termine effetto Mozart in senso esteso per indicare il potere della musica in genere di influenzare il nostro stato emotivo, fisico e mentale.
Alfred Tomatis parla di effetto curativo sul corpo umano dell’ascolto attento, attivo e partecipato della musica.
Recentemente la musica di Mozart si è rivelata efficace nell’alleviare i sintomi dell’epilessia.
L’ascolto di musica piacevole, di qualunque tipo, ha indubbiamente effetti immediati sul nostro organismo e sulla nostra psiche (riduce la pressione arteriosa, diminuisce il battito cardiaco, produce distensione, migliora il tono dell’umore perché responsabile dell’aumento del rilascio di dopamina, ecc…).
Gli effetti sul Q.I. sembrano, invece, essere più a lungo termine e dipendere solo da un ascolto continuo e prolungato.
Rispetto alla capacità della musica di produrre cambiamenti cognitivi non c’è, tuttavia, ancora un accordo unanime nel mondo scientifico.
Noi, però, non possiamo negare quanto la musica ci renda più sereni, rilassati e tranquilli o allegri, festosi, socievoli ed aperti agli altri o, ancora, riflessivi ed introspettivi; essa rende migliore la qualità della nostra vita e sollecita risorse e capacità adattive importanti nell’affrontare la quotidianità.

Non è forse questo un importante effetto di incremento di abilità per noi rilevanti?

Dott.ssa Cinzia Cefalo

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