Figli più intelligenti dei genitori. L’Effetto Flynn

   Dal nome del professore neozelandese che lo osservò alla fine degli anni ottanta, l’effetto Flynn descrive l’aumento del Q.I. medio della popolazione osservato passando nel tempo da una generazione all’altra.

Tale incremento è stato registrato in diverse nazioni ed appare, quindi,  indipendente dalla cultura di appartenenza.

   Gli studi riportano un aumento medio di 3 punti ogni dieci anni con differenze, tuttavia, da paese a paese.

Essi, in particolare, rivelano nei più giovani una maggiore capacità generale di risolvere problemi logico – astratti, capacità probabilmente sviluppatasi in modo adattivo in risposta alle mutate esigenze della società moderna.

   Non conoscendo ancora in modo certo le cause di tale fenomeno, si ipotizza che esso sia dovuto ad aspetti socio culturali quali la maggiore scolarizzazione con l’affermarsi dell’istruzione di massa, l’aumentata facilità di accesso alle cure sanitarie, la diffusione di uno stile di vita più attento alla salute, i cambiamenti dell’alimentazione, l’ambiente più stimolante per lo sviluppo della tecnologia, ecc…

   Le ricerche in questione, tuttavia, sono state al centro di forti discussioni ed oggetto di dure critiche, soprattutto per aspetti legati alla loro validità metodologica e psicometrica.

   In ogni modo l’effetto Flynn sottolinea l’importanza dei fattori ambientali nello sviluppo  e nell’espressione del potenziale genetico intellettivo umano.

In parole più semplici lo sviluppo cognitivo è influenzato,  e non può prescinderne, dalle condizioni socio culturali in cui avviene.

   Purtroppo recenti studi testimoniano un’inversione di rotta negli ultimi anni.

Solo quei paesi dove la media nazionale è ancora bassa mostrano ancora una tendenza evolutiva che finirà, probabilmente, per allinearli con le altre nazioni e  ridurre le rimanenti differenze.

Resta, anche qui, il problema di approfondire le cause dell’andamento contrario attuale.

Come dire se oggi noi siamo più intelligenti dei nostri genitori, non è detto che i nostri figli in futuro lo saranno altrettanto di noi.

Dott.ssa Cinzia Cefalo

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