Quando il guscio va stretto… Il disagio come spinta al cambiamento e alla crescita

   Quando qualcosa in noi all’interno cambia (e ciò avviene innegabilmente di continuo di fronte alle diverse esperienze della nostra esistenza, visto che niente e nessuno resta lo stesso per sempre) percepiamo noi stessi e il mondo circostante come differenti. Ci succede, allora, spesso, di sperimentare disagio e difficoltà nel rapportarci con i nuovi aspetti della nostra persona e con gli altri e di sentirci come pesci fuor d’acqua, ignari su come muoversi ed incapaci di reagire ad un ambiente divenuto improvvisamente estraneo.

Tuttavia, l’unico modo di risolvere la tensione e il fastidio che proviamo all’interno è adeguare il nostro comportamento e ciò che ci circonda al nostro mutamento interiore, alle nostre nuove esigenze, ai nostri nuovi desideri e bisogni. E’ proprio questo che, attraverso e grazie all’azione, apre la strada alla crescita e al cambiamento anche fuori.

   E’ un po’ come quando, di fronte alle trasformazioni evolutive, e non, del nostro corpo, gli abiti iniziano a starci stretti e/o corti, ci costringono, ci limitano nei movimenti, ci procurano disturbo e dolore, non rispecchiano più ciò che siamo e/o consideriamo di essere.

L’unica soluzione è quella di abbandonarli per dei vestiti nuovi, della taglia giusta ed adatta alla nostra nuova corporatura. Solo così riusciremo a stare nuovamente bene nei nostri panni.

   Questo è un po’ quello che fa l’aragosta nella sua vita,  costretta, nel corso del suo sviluppo, a cambiare il suo guscio più volte quando, al suo interno, il corpo cresce.

Abraham J. Tweski, rabbino e psichiatra statunitense, ha detto: “Lo stimolo che permette all’aragosta di crescere nasce da una sensazione di disagio”.

Il guscio dell’aragosta, rigido ed incapace di aumentare di dimensioni per adeguarsi alla crescita della parte molle del corpo, viene abbandonato per un nuovo perché, se pur protettivo, diviene nel tempo ingabbiante, limitante ed oppressivo. L’aragosta, al suo interno, sperimenta disagio e malessere: il vecchio guscio, infatti, le va ora stretto e le fa male.

   Possiamo usare la vita dell’aragosta come metafora della nostra esistenza.

Anche noi esseri umani abbiamo bisogno di lasciare il nostro vecchio ‘guscio’ per continuare a crescere. Abbiamo la necessità di apportare cambiamenti alla nostra vita per non soffocare, per non morire dentro, per fare nuove esperienze, scoprire nuovi aspetti di noi, realizzare completamente le nostre potenzialità, ecc…

In molteplici e diverse situazioni il ‘guscio’ (le nostre abitudini, le persone che frequentiamo, il nostro lavoro, la nostra casa, ecc..) diventa in qualche modo scomodo, opprime e crea disagio ma è proprio da questo disagio che, se riconosciuto e considerato adeguatamente, parte una forte spinta evolutiva e trasformativa alla nostra vita e alla nostra personalità.

   Nonostante ciò spesso la paura è più forte e rimaniamo chiusi, inibiti, tappati dentro perché cambiare veramente implica difficoltà e fatica e comporta rischi e pericoli.

Esternare ed attuare concretamente il cambiamento costringe a confrontarsi e a fare i conti con ciò che è incerto ed insicuro, con l’ignoto e l’imprevedibile.

C’è un attimo in cui l’aragosta, nascosta ai probabili predatori, rimane, prima di acquisirne uno nuovo, senza guscio, completamente ‘nuda’ e  priva di protezione: è il momento della vulnerabilità insita nel cambiamento.

   L’abitudine comune e frequente è evitare e fuggire il disagio e il dolore quando, invece, se ascoltati ed affrontati costituiscono importanti occasioni di crescita per ognuno di noi.

I momenti difficili, i conflitti e lo stress creano in noi sensazioni spiacevoli e negative, con la funzione, però, di spingerci oltre verso nuovi orizzonti.

La crescita interiore comporta inevitabilmente disagio e questo, a sua volta, muove al cambiamento.

   Pertanto, non abbiate paura di cambiare ‘guscio’, di abbandonare la vostra zona di confort per andare avanti e realizzare i vostri bisogni e le vostre potenzialità.

Si sa, ognuno di noi ama vivere, perché ne ha fortemente bisogno, in una sua personale corazza difensiva e protettiva che bisogna, tuttavia, trovare il coraggio di abbandonare quando arriva il momento giusto. Malessere e sofferenza sono il segnale che lo è, che qualcosa è cambiato dentro, che così non va più bene, che bisogna fare qualcosa…

Impariamo, perciò, ad ascoltarci con coraggio pronti a reagire e ad agire!

Dott.ssa Cinzia Cefalo

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