Il disturbo da accumulo

Anche detto disposofobia (dai termini inglese to dispose e greco phobos che significano, rispettivamente, buttare e paura) ma pure hoarding disorder (dall’inglese to hoard, accumulare), accaparramento compulsivo, accumulo patologico seriale e sillogomania (dal greco sylloge che si traduce in raccolta), nel DSM 5 viene chiamato disturbo da accumulo e classificato tra i correlati del disturbo ossessivo compulsivo.

Si tratta della difficoltà di gettare via o separarsi dai propri beni, a prescindere dal loro valore reale, che porta il soggetto a percepire un intenso disagio emotivo e, per evitarlo, un bisogno irrefrenabile e compulsivo di conservare gli oggetti e di accumularli in maniera massiccia ed eccessiva. Tale difficoltà è, spesso, accompagnata dalla spropositata acquisizione di cose non necessarie o per le quali non vi è più sufficiente spazio con le motivazioni più disparate (per fare scorte, perché può sempre servire o perché era un affare).

Le diverse denominazioni pongono l’accento su momenti differenti della sintomatologia: ad esempio sul pre quando si parla di disturbo di accumulo e sul post quando si parla di disposofobia.

L’accumulo, non attribuibile a altra condizione medica o a sintomi di altro disturbo mentale, causa disagio clinicamente significativo e compromissione del funzionamento dell’individuo in ambito sociale, lavorativo e in altre aree importanti della sua esistenza: questi arriva a totalmente congestionare ed ingombrare il suo ambiente di vita, inficiandone, per il caos e il disordine che ne consegue, gli aspetti di funzionalità, igiene e sicurezza e costringendo, il più delle volte, altri (familiari, polizia, assistenti sociali, ecc…) a effettuare sgombri coatti. Può rappresentare un vero e proprio pericolo sia per il soggetto per la comunità di fronte al rischio di incendi, infestazioni, ecc…

La persona raramente riconosce il suo comportamento come problematico e, pertanto, difficilmente chiede aiuto. Le sue convinzioni possono arrivare ad essere del tutto deliranti. In pochi casi chi soffre di questo disturbo è consapevole della problematicità della sua condizione e intende porvi rimedio.

La condotta di accumulo può riguardare ogni tipo di oggetto, anche il più insignificante ed inutile, verso il quale l’individuo mostra un attaccamento emotivo eccessivo nonché un forte bisogno di controllo (le sue cose non possono essere toccate, spostate, ordinate e/o pulite da altri). A differenza del collezionismo, però, i beni vengono accatastati da ogni parte senza attenzione e cura ed acquistano interesse per la persona solo davanti al rischio di perderli scatenando, in tal caso, disperazione, angoscia e, persino, reazioni aggressive. L’accumulo diventa la soluzione per evitare il forte turbamento emotivo causato dalla separazione.

Il disturbo colpisce il 4 -5 % della popolazione. Insorge già nell’infanzia o nell’adolescenza ma ha manifestazioni gravi solo in età adulta. I disposofobici possiedono tratti di perfezionismo ed ossessività e sono affetti, spesso, da disturbi dell’umore e di ansia.

Viste le pesanti e gravi ripercussioni a livello personale, relazionale e sociale, si rende, spesso, necessario un intervento psicoterapeutico ad approccio cognitivo comportamentale e, nei casi più gravi, anche di tipo psichiatrico con la somministrazione monitorata di farmaci.

Dott.ssa Cinzia Cefalo

Immagine dal web

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