Uomini e donne sono veramente così diversi?

Immagine dal web

Quando si parla di genere non si fa che sottolineare le differenze fisiche, attitudinali e comportamentali tra maschi e femmine, descrivendoli spesso come se si trattasse di due mondi fin troppo diversi e lontani.

Recenti studi hanno evidenziato l’esistenza di differenze anatomiche fra uomini e donne persino nel cervello, differenze che si ripercuoterebbero sulle loro funzioni mentali e sulle loro azioni.

Le ricerche sono state eseguite utilizzando tecniche di brain imaging che consentono di osservare in vivo il funzionamento cerebrale durante l’esecuzione di determinati compiti o la somministrazione di alcuni stimoli.

In particolare, lo studio di Ingalhalikar nel 2014 rivela nel cervello degli uomini una maggiore connettività frontale, cioè uno sviluppo prevalente di connessioni neuronali antero – posteriore all’interno dello stesso emisfero. Ciò si rifletterebbe in maggiori abilità motorie e spaziali; spiegherebbe, in altre parole, perché gli uomini sono, in media, più bravi delle donne con i calcoli e i compiti matematici e nell’orientamento.

Le donne, invece, mostrano, sempre nello stesso studio, una maggiore connettività tra i due emisferi che si tradurrebbe in una maggiore capacità di memoria e migliori abilità sociali e relazionali. Più empatiche, sensibili ed intuitive, possiederebbero maggiori competenze nella sfera emotiva, nella comunicazione verbale nonché nella pianificazione e risoluzione di compiti. Dotate di una superiore capacità di attenzione ed analisi per i dettagli, sembrerebbero più multitasking rispetto agli uomini, ossia maggiormente in grado di fare più cose simultaneamente.

Il cervello maschile, insomma, secondo tale ricerca, apparirebbe più lateralizzato, con due emisferi più indipendenti tra loro ma meglio collegati al loro interno, a differenza di quello femminile in cui questi ultimi comunicherebbero di più l’un l’altro.

In base a ciò si è arrivati anche ad ipotizzare una maggiore vulnerabilità maschile a eventuali lesioni cerebrali in seguito, ad esempio, ad un ictus o a un trauma cranico, vulnerabilità nei fatti non riscontrata se non in minima parte.

Le differenze sopra spiegate sono complementari, di tipo adattivo e riscontrabili già a partire dalla pubertà.

Altri studi hanno riscontrato come il cervello della donna sia più piccolo e pesi di meno di quello dell’uomo, anche se non bisogna scordare le minori dimensioni corporee femminili in genere.

Alcune ricerche rivelano come nell’uomo l’amidgala, centro deputato all’elaborazione delle emozioni, sia più grande e si attivi prevalentemente di fronte a input che causano aggressività mentre nelle donne di fronte a stimoli di tipo emotivo. Anche l’ipotalamo (zona del controllo del funzionamento del sistema nervoso autonomo ed endocrino) sembra essere di dimensioni maggiori nell’uomo. Le donne, invece, avrebbero più sviluppata l’area della corteccia prefontale, area che si occupa della pianificazione del comportamento e dei processi decisionali, e l’ippocampo, struttura cerebrale che regolamenta la motivazione, le emozioni e la memoria, oltre a altre aree devolute al controllo del linguaggio.

In molti casi, tuttavia, si tratta di studi da più parti criticati in quanto non considerati del tutto affidabili e replicabili e che mostrano differenze effettivamente poco significative tra i generi.

La domanda, infatti, è: quanto queste sottili discrepanze anatomiche sarebbero in grado di condizionare ed influenzare in pratica il comportamento umano traducendosi in differenze concrete tra uomo e donna?

Tale prospettiva rischia, inoltre, di sottovalutare l’influenza di importanti fattori ambientali quali l’educazione, l’istruzione, la cultura, ecc..

La biologia e la genetica costituiscono un indubbio punto di partenza ma l’ambiente svolge un ruolo determinante, neurocostruttivo, per lo sviluppo del cervello. Questo ha, infatti, la capacità di modificare la propria struttura durante tutto il corso della vita in risposta all’esperienza (neuroplasticità).

Per questo le differenze anatomiche sopra riportate non possono tradursi e/o spiegare le differenze di genere nel comportamento umano in quanto risultato, quest’ultimo, di numerosissime varianti ambientali in grado di condizionarlo e modificarlo profondamente e complessamente per tutta l’esistenza.

Dott.ssa Cinzia Cefalo

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