Il vanto degli incompetenti. L’effetto Dunning Kruger

È stato dimostrato come le persone con minore esperienza in un campo o con quoziente intellettivo più basso tendono, più spesso delle altre, a sopravvalutare le proprie abilità, considerandosi più brave ed esperte di quanto realmente siano.
Al contrario i veri ‘saggi’ e/o esperti, più di frequente, si attribuiscono minori competenze, vivendo maggiori dubbi e minore fiducia in sé.
Questo sarebbe la conseguenza del noto EFFETTO DUNNING KRUGER, una distorsione cognitiva che porterebbe, le prime, ad un errore di autovalutazione e, i secondi, a un giudizio sbagliato sugli altri (che vengono visti capaci ed abili come se stessi).

Tale effetto prende il nome dai due ricercatori della Cornell University che per primi lo studiarono nel 1999.

Esso descrive, in poche parole, la maggiore propensione dei più incompetenti rispetto ai veri intenditori a sovrastimare le proprie prestazioni e a sottovalutare quelle degli altri. Tali individui finiscono, con più frequenza rispetto agli altri, per avere un atteggiamento di autoesaltazione, saccenteria e supponenza, il più delle volte senza neanche rendersene conto.

Secondo alcuni studiosi ciò avverrebbe a causa di un meccanismo, non sempre del tutto cosciente, che interviene a difesa della bassa stima che tali soggetti avrebbero di sé: essi tenderebbero a compensare, in maniera del tutto inopportuna e disfunzionale, con effetti pervasivi e, per giunta, auto ed etero lesivi, le percezioni di inadeguatezza che possiedono della propria persona con atteggiamenti inappropriatamente presuntuosi e di falsa superiorità. Dietro a un ego ipertrofico e narcisista che ostenta e si esibisce si nasconderebbe un Io debole e fragile, dalle scarse risorse e capacità.

Altri autori, invece, affermano che queste persone soffrirebbero di un deficit delle capacità metacognitive che renderebbe loro non in grado di accorgersi delle loro reali abilità.

Al contrario, coloro che sono più competenti ed intelligenti sanno maggiormente mettersi in discussione e riconoscere i propri limiti ed errori.


Come diceva Socrate ‘La vera saggezza sta in colui che sa di non sapere’.
Continuava Shakespeare ‘Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio’.

Dott.ssa Cinzia Cefalo

Immagine dal web

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