Quando anche il soccorritore rimane traumatizzato. La traumatizzazione vicaria

Un trauma, si sa, è un evento altamente impattante nella vita di un soggetto in grado di interromperne ed influenzarne la continuità esistenziale. Una situazione è vissuta dall’individuo come traumatica quando fortemente critica, stressante ed eccedente l’ambito di quelle che sono le esperienze da lui abitualmente prevedibili e gestibili. Esso rappresenta, pertanto, una reale e concreta minaccia alla sua integrità psicofisica.

Eventi traumatici possono essere aborti, lutti, separazioni, licenziamenti, gravi malattie, incidenti, catastrofi naturali come terremoti, alluvioni, ecc…

Il termine traumatizzazione vicaria si riferisce alla possibilità che una persona viva un trauma, non perché esposta direttamente alla situazione traumatica ma, secondariamente, per il contatto e la relazione d’aiuto con un soggetto traumatizzato.

Tale fenomeno si ritrova frequentemente nelle professioni di aiuto dove operatori e soccorritori si trovano di continuo ad intervenire in situazioni urgenti e drammatiche e si spiega per l’estrema difficoltà a rimanere impassibili, distaccati e neutrali di fronte alla sofferenza altrui. La reazione più comune è quella dell’immedesimazione e del coinvolgimento nel dolore e nel disagio di chi abbiamo di fronte. Sono i neuroni specchio a permetterci di calarci e di vivere empaticamente la realtà emotiva dell’altro per comprenderla ed agire di conseguenza allo scopo di aiutarlo.

Il concetto di traumatizzazione vicaria rimanda a quelli simili di stress traumatico secondario e di compassion fatigue. Si discosta, invece, da quello di burn out: quest’ultimo di riferisce a una sindrome di logoramento, esaurimento psicofisico, spossatezza, tensione ed insoddisfazione dovuta a un carico lavorativo eccessivo, indipendentemente dal tipo di lavoro e/o dalla presenza di una condizione traumatica.

Nella traumatizzazione vicaria il soggetto colpito manifesta lo stesso quadro clinico di un disturbo post traumatico da stress con sintomi di tipo fisico (mal di testa, problemi gastrointestinali, insonnia, ecc…), sentimenti di impotenza, inutilità ed insicurezza, esagerate reazioni di allarme, comportamenti di evitamento e ritiro (tendenza a chiudersi e a isolarsi).

L’individuo, inoltre, presenta un aumento del livello di arousal con ipervigilanza, tensione, ansia, sbalzi di umore, irritabilità e rabbia e, sul piano cognitivo, ricordi invadenti ed angoscianti (flashback e incubi), difficoltà a concentrarsi, pensieri negativi, pessimistici e cinici ricorrenti ed intrusivi.

Si assiste a ripercussioni anche gravi sul benessere psicofisico della persona. La capacità lavorativa risulta alterata, ridotta e compromessa. Lo stato emotivo – affettivo e psicologico del soggetto si ripercuote sui suoi rapporti con gli altri (familiari, sentimentali e amicali) e sulle sue capacità relazionali.

Non di rado si assiste a modificazioni delle abitudini alimentari, aumento di consumo di alcol e alterazioni del ritmo sonno veglia.

Per la diagnosi di traumatizzazione vicaria si usa la Secondary Traumatic Stress Scale (STSS), un questionario di autosomministrazione composto da 17 items che valuta la frequenza dei sintomi di intrusione, evitamento ed eccitazione.

Nell’attuale situazione di emergenza sanitaria causata dal Covid 19 l’attenzione verso il potenziale rischio di traumatizzazione vicaria di chi lavora sul campo dovrebbe essere alta e continua.

È importante, sempre e comunque ma soprattutto oggi, per le categorie professionali più a rischio (medici, infermieri, ecc..) l’adozione di modalità e strategie operative preventive: sono utili il lavoro di squadra, il confronto e la condivisione tra colleghi, la supervisione e il supporto psicologico.

È essenziale per il singolo professionista mantenere un saldo senso di identità personale ed occuparsi in modo attivo e responsabile della propria salute psicofisica. A tal fine appare rilevante porsi ed essere consapevoli dei propri limiti professionali, tenere separata l’attività professionale dalla vita privata, curare i propri interessi, le relazioni familiari ed amicali, ecc…

Qualora, tuttavia, il soccorritore cadesse vittima di traumatizzazione vicaria è fondamentale che ricorra a uno specialista per un sostegno psicologico al fine di ristabilire il suo stato di benessere fisico e mentale, condizione, d’altronde, essenziale per poter esser veramente d’aiuto agli altri.

Dott.ssa Cinzia Cefalo

Immagine dal web

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