La paura del sangue. Cosa è e come superarla

L’emofobia (dal greco aima, sangue, e phobos, paura), detta anche ematofobia, è, secondo il DSM 5, una fobia specifica caratterizzata da reazioni di vero e proprio terrore alla vista, ma spesso non solo, persino, infatti, al solo pensiero, del proprio ed altrui sangue. Si associa al timore di procurarsi ferite e alla paura per gli aghi e le siringhe (belonefobia).

Un senso di disagio nel vedere il sangue è piuttosto comune e frequente come risposta istintiva di carattere difensivo a un stimolo a cui viene generalmente attribuito un significato di rischio e pericolo.

Nel caso dell’emofobia, tuttavia, la reazione è talmente esagerata ed incontrollata da risultare totalmente immotivata ed irrazionale e da provocare intensi sintomi psichici, quali ansia, anche di tipo anticipatorio, angoscia ed attacchi di panico, e fisici, come mal di stomaco, nausea, vomito, sudorazione, tremore, pallore, giramenti di testa, ecc.. fino allo svenimento.

Il soggetto, inoltre, mette in atto comportamenti di evitamento e fuga da tutte quelle situazioni in cui percepisce che potrebbe farsi male, tagliarsi o ferirsi e/o da accertamenti medici che solitamente provocano la vista o la fuoriuscita di sangue come, ad esempio, i prelievi.

Nei casi più gravi la vita quotidiana della persona può risultare severamente condizionata e compromessa dalla sua fobia. L’individuo arriva a limitare pesantemente la sua attività, a eludere totalmente determinate circostanze che considera rischiose e, cosa piuttosto grave, a non monitorare il suo stato di salute perché ciò richiederebbe esami e procedure cliniche da lui fortemente temuti.

L’emofobia è una delle fobie più conosciute e diffuse il cui esordio avviene, in genere, nella seconda infanzia, intorno agli 8 anni.

Tra le possibili cause si annoverano esperienze traumatiche precoci come gravi malattie e/o incidenti, una sensibilità soggettiva particolare, un apprendimento condizionato per esposizione a e per imitazione di genitori altamente ansiosi ed altrettanto fobici.

Lo svenimento con cui il più delle volte culmina lo stato apprensivo ed angoscioso scatenato dalla vista del sangue è il risultato di una risposta vasovagale dell’organismo che, a causa di una brusca riduzione della frequenza cardiaca e della pressione, riduce significativamente l’apporto di sangue al cervello.

Per bloccare tale reazione può essere utile intervenire tempestivamente con degli esercizi isometrici di compressione che inducono la pressione a salire nuovamente: si può, a titolo di esempio, stringere forte un oggetto nella mano o serrare intensamente il pugno vuoto, tirare in direzione opposta le mani tenendole legate tra loro, esercitare una trazione energica alle braccia conserte, incrociare e contrarre con forza le gambe.

Quando lo svenimento è in corso, invece, occorre sdraiarsi, slacciare abiti, cinture e scarpe, tenere alzate le gambe con un cuscino, ecc… per poter ripristinare i parametri fisiologici ai valori normali e funzionali.

La paura del sangue, spesso, scompare spontaneamente con l’età con l’esporsi naturale, crescendo e maturando, a una serie di situazioni inizialmente temute.

Se così non fosse, se cioè essa dovesse persistere anche in età adulta esercitando un impatto sempre più forte ed invalidante sulla vita del soggetto, essa può essere superata ricorrendo alla psicoterapia. Particolarmente efficace risulta l’approccio cognitivo comportamentale che utilizza tecniche, da un lato, di ristrutturazione del pensiero e, dall’altro, di desensibilizzazione sistematica con esposizione graduale, dapprima immaginativa e successivamente dal vivo, all’oggetto fobico.

Dott.ssa Cinzia Cefalo

Immagine dal web

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