Coronavirus. Tempi duri per gli ipocondriaci e non solo

Il dilagare dell’emergenza COVID-19 ha stravolto le nostre vite. L’hashtag #iorestoacasa è diventato un imperativo per tutti, pena il pericolo del contagio nonché di sanzioni di natura amministrativa e penale. E’ così che, abituati a routine incessantemente faticose ed estenuanti, un minuscolo ed invisibile nemico, venuto da lontano, ci costringe oggi a ridefinire le nostre esistenze, a rallentare, nella maggioranza dei casi, i nostri ritmi, quando non addirittura a fermarci, e a riflettere sul senso di tutto quel che sta accadendo.

In questa situazione, privati della libertà, reclusi in casa quando va tutto bene, isolati socialmente, limitati nei contatti fisici persino nelle nostre relazioni più intime (baci e abbracci sono diventati tabù pericolosi!) in nome del bene nostro e di tutti, non è facile per nessuno.

Il cambiamento nelle nostre vite è stato drastico e repentino. Molteplici le attenzioni e le restrizioni a cui siamo chiamati quotidianamente con un tempo a disposizione che improvvisamente aumenta e si dilata di fronte alla riduzione delle attività, al maggior ozio e alla solitudine.

Come vivono la situazione gli ipocondriaci, quelle persone, cioè che già normalmente ed abitualmente temono in modo eccessivo malattie e contagi e sono costantemente preoccupate in modo estremo per il loro stato di salute? Come affrontano l’emergenza ai tempi del Coronavirus tutti quelli che di solito, anche senza un reale e giustificato motivo, e cioè persino in assenza di sintomi o di lieve entità, si sottopongono, in un perenne stato di stress ed allerta e con enorme dispendio di tempo, soldi ed energie, a continue visite mediche e/o che passano la loro giornata a fare ricerche su internet e a parlare con parenti ed amici di sintomi e malattie nella paura di esserne affetti o di poterle contrarre?

La condizione di emergenza che ci troviamo a vivere pone gli ipocondriaci di fronte alla conferma delle loro ansie e dei loro timori.

D’altronde tutti noi vediamo incrementate le preoccupazioni per la nostra salute e ci vediamo costretti a maggiori attenzioni e precauzioni. Anche la gente che sta bene, di questi tempi, sconfina in facili allarmismi e panico. Il pericolo di una psicosi collettiva è altamente probabile, quando non reale.

Ecco, allora, che l’ipocondriaco, ancor più di tutti gli altri, vede aumentare la sua angoscia e i suoi comportamenti fobici ed ossessivi. Si ritrova a monitorare continuamente lo stato del proprio corpo e a percepire ogni sintomo come segnale inequivocabile di infezione e contagio.

D’altro canto, tuttavia, alcuni di loro si dichiarano, paradossalmente, più pronti e capaci degli altri a gestire i propri momenti di crisi perché più abituati a convivere con stati emotivi del genere e, da un punto di vista pratico e concreto, a prestare attenzione a non ammalarsi attraverso l’adozione routinaria di gesti di tipo preventivo e precauzionale.

Come reazione difensiva alle proprie paure, tuttavia, può anche accadere che essi finiscano per assumere un atteggiamento mentale distaccato e razionale di rassegnazione e fatalismo e rifuggano il confronto con le proprie emozioni attraverso comportamenti di evitamento e fuga (comportamenti che possono diventare, in questo caso, inadeguati e disfunzionali alla gestione della situazione!) lasciandosi andare a sensazioni di apatia, abulia e disinteresse.

In questo momento contenere ed imparare a gestire le reazioni emotive diventa un problema di tutti, non solo degli ipocondriaci, al fine di poter assumere atteggiamenti efficaci e funzionali per la risoluzione dell’emergenza.

Di seguito elenco alcuni consigli validi per ognuno di noi per affrontare al meglio una condizione tanto complessa e delicata.

Per prima cosa, è consigliabile tenersi a debita distanza dai social dove fake news e inutili allarmismi sono all’ordine del giorno. Per informarsi scegliere fonti valide ed ufficiali, come ad esempio i telegiornali.

Anche qui, però, è importante saper limitare l’accesso all’informazione ed evitare di sottoporsi continuamente ai bombardamenti mediatici di TV e/o radio ininterrottamente accese. È preferibile dedicare un paio di momenti durante la giornata ad aggiornarsi, quali il mattino e la sera escludendo, invece, quello subito prima di andare a dormire per non sovraccaricarsi eccessivamente emotivamente ed avere difficoltà ad addormentarsi.

È fondamentale, inoltre, astenersi dal parlare esclusivamente ed oltremodo del problema. Continuare a concentrarsi sulle proprie vite che, per quanto stravolte, continuano ad andare avanti, è essenziale.

Non dimentichiamoci, tuttavia, di occuparsi con serietà del problema seguendo le regole imposte ma evitiamo inutili atteggiamenti catastrofici e pessimistici.

Tenersi attivi ed occupati continuando, lì dove è possibile, con le dovute precauzioni del caso, le proprie attività, aumenterà il senso personale di controllo sulla situazione e ridurrà le sensazioni soggettive di impotenza.

A tale scopo possono essere utili azioni come ridefinire ed adattare il proprio lavoro, fare ginnastica in casa, avere contatti sociali su skype, ecc.. In questo, fortunatamente, la tecnologia ci viene incontro.

Concentrarsi, inoltre, sugli aspetti positivi della situazione (più tempo per hobby e riposo, la possibilità di stare con i figli e il partner, l’occasione per fare pause, meditare e riflettere, ecc..) ci consente di vivere più proficuamente e serenamente questi giorni.

Infine, non bisogna mai esitare, di fronte alle difficoltà, a chiedere sostegno ed aiuto di ogni genere (pratico e concreto ma anche di tipo emotivo) ad amici, parenti, vicini di casa e, in caso di bisogno, a preparati e competenti professionisti.

Dott.ssa Cinzia Cefalo

Immagine dal web

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