Perché dovremmo annoiarci tutti un po’ di più

Chi non si è mai annoiato? Chi non ha mai provato, di fronte all’assenza o alla ripetitività e monotonia di stimoli, quella sensazione, per la maggioranza frustrante, scoraggiante e demotivante, di mancanza, assenza e vuoto che temporaneamente sospende e blocca in una situazione di ozio e di stallo emotivo?

La noia, in ogni modo, anche in presenza di cause ambientali esterne, è uno stato emotivo che nasce e dipende principalmente da dentro, dal modo, cioè, personale e soggettivo di ognuno di reagire a quel che gli succede intorno.

L’inattività e l’attesa sono, per l’essere umano (e non solo visto che molti animali sembrano annoiarsi reagendo dormendo), a causa di una naturale ed innata tendenza a conoscere e ad agire esplorando curiosamente l’ambiente, difficilmente tollerabili, insopportabili, fonte di disagio ed insofferenza.

Il soggetto annoiato si trova a vivere uno stato di insoddisfazione, agitazione ed irrequietezza, anche se a volte gli effetti possono essere, come per gli animali, più soporiferi. La persona registra un abbassamento del grado di attivazione con conseguente diminuzione di attenzione e concentrazione, perdita di interesse e calo di efficienza.

A volte la noia diventa figlia delle nostre paure e finisce con l’esprimere, attraverso un profondo senso di impotenza, atteggiamenti difensivi nei confronti di una realtà che non vogliamo e/o non siamo in grado di affrontare.

E’ tipica di fasi complesse della vita che richiedono passaggi e trasformazioni, di cui rivela la necessità ed è precursora. E’ frequente, d’altronde, nell’adolescente alle prese con le sue importanti e complesse sfide evolutive.

Tuttavia, a differenza dell’apatia, la noia implica un’urgenza di fare qualcosa, una motivazione a tenersi impegnato e spinge, perciò, all’azione.

E’, non di rado, il campanello che qualcosa non va e che serve un cambiamento.

Quando ci annoiamo sperimentiamo momenti morti ma non si tratta necessariamente di tempo sprecato se, per uscirne, ci si ingegna con la fantasia.

Per Benjamin la noia precede l’attività creativa. Spesso è, infatti, alla base di invenzioni geniali e del pensiero intellettuale, artistico e spirituale.

Esistono diverse modalità di affrontarla:

  • passiva: osservare e criticare la situazione senza fare niente per cambiarla, scivolando lentamente nell’apatia e nella depressione;
  • evitante: eluderla con distrazioni di vario genere, come TV, cellulare, cibo o, peggio, alcol, droga, sesso, gioco, ecc… nel rifugio, cioè, in stimoli compensativi e tuttavia effimeri, attraverso comportamenti disfunzionali ed inducenti dipendenza, per colmare il vuoto e ricercare emozioni alternative ed esperienze piacevoli;
  • attiva: rivalutare la situazione modificando ottica ed atteggiamento per cambiarla.

L’ultima modalità, indubbiamente la più appropriata, funzionale ed efficace, implica la capacità di entrare in contatto con se stessi e con i propri vissuti, capacità necessaria per un’ adeguata consapevolezza e conoscenza di sé e delle circostanze, al fine di fronteggiare in modo positivo e proficuo la realtà.

Si tratta di imparare a tollerare la frustrazione dell’assenza e del vuoto, a godere dell’inattività e dell’ozio come importanti momenti riflessivi e meditativi che, uscendo da una routine quotidiana ripetitiva e meccanica, permettano alla nostra mente di rimanere sospesa e vagare nel mondo senza limiti e confini della fantasia e prendere decisioni e fare scelte libere da condizionamenti ed automatismi.

E’, quindi, importante sapere annoiarsi e specialmente i bambini dovrebbero poterlo fare di più!

Lasciate ai vostri figli più tempi morti durante i quali troveranno loro, liberamente, il modo di giocare e divertirsi. Permetterete, in questa maniera, che scoprano ed utilizzino le loro capacità e risorse e che sviluppino la creatività; consentirete che imparino a tollerare costruttivamente la frustrazione. Invierete loro messaggi di incitamento all’autonomia, infonderete in loro fiducia in se stessi, passo fondamentale per lo sviluppo dell’autostima e, soprattutto, eviterete che in futuro, incapaci di tollerare attesa ed inattività, diventino iperattivi e/o ricorrano a comportamenti compensativi disfunzionali e nocivi.

Dott.ssa Cinzia Cefalo

Immagine dal web

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