Uomini che si vedono brutti. Il complesso di Cyrano

   Come ben noto un po’ a tutti, Cyrano de Bergerac è il protagonista di una celebre commedia teatrale del 1897. L’autore E. Rostand, nello scrivere il brano, si ispirò a un personaggio reale, un famoso scrittore, abile spadaccino, dotato di grande intelligenza ma particolarmente brutto per il suo naso enorme e sproporzionato.

Nell’opera Cyrano si innamora della cugina Rossana ma non riesce, fino alla fine, a rivelarle il suo amore ritenendolo senza speranza a causa del suo aspetto fisico. Aiuta, invece, l’amico Cristiano a conquistarla.

   In psicologia per complesso di Cyrano si intende quell’insieme di comportamenti ed atteggiamenti da parte di un uomo che, innamorato e/o desideroso di una donna, si frena e si blocca davanti a lei, non si propone, rinuncia ad ogni tipo di avance nel terrore di non essere degno della sua attenzione e di non meritare il suo interesse e/o affetto.

Si tratta di uomini che si considerano brutti e non in grado di piacere e attrarre una partner. Temono di essere non corrisposti e, peggio ancora, derisi e respinti.

Nell’interazione con le donne questi individui avvertono disagio, imbarazzo, senso di inferiorità e vissuti di inadeguatezza. Il loro comportamento finisce per essere esitante, maldestro ed impacciato.

Nelle relazioni eludono il confronto con gli altri e sono schivi e timidi. Nei casi più gravi arrivano a sviluppare una vera e propria sociofobia con condotte di evitamento, fuga e ritiro sociale.

Alla base di tali condotte ci sono, indubbiamente, bassa autostima, scarsa accettazione di sé ed insicurezza personale. Il timore di essere rifiutati è elevatissimo, continuo e costante.

Spesso chi soffre del Complesso di Cyrano è una persona rigidamente critica e severa con se stessa e dotata di aspettative eccessivamente elevate. Non di rado ha come modelli di riferimento uomini impeccabili e perfetti fisicamente.

Ha, inoltre, un forte bisogno di approvazione ed ammirazione degli altri che la rende sensibile al giudizio e al rifiuto. Proprio per questo teme di apparire e di esporsi.

Pur di non affrontare i propri limiti e difetti, rinuncia a ciò che desidera.

   Il lavoro terapeutico mira a modificare la percezione di sé nel senso di una sua valorizzazione, con l’obiettivo di incrementare il livello di autostima.

Spesso i peggiori giudici di noi stessi siamo proprio noi!

Dott.ssa Cinzia Cefalo

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Immagine dal web

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