Le parole della psicologia: fobia

   La parola fobia deriva dal greco phobos che significa paura.

La fobia è, infatti, lo stato di vero e proprio terrore che una persona arriva a provare nei confronti di determinati oggetti, situazioni, animali o luoghi capaci di scatenarle inspiegabili, immotivate ed irrazionali reazioni di angoscia, avversione e repulsione.

   Nell’antica Grecia Phobos era la divinità della paura, figlio di Ares, dio della guerra, e di Afrodite, nonché fratello di Deimos, dio dello spavento.

Venerato a Sparta dai soldati prima di scendere in battaglia, per i greci Phobos contribuiva alle sorti della guerra collaborando, insieme al fratello, con il padre.

   A differenza della paura comune la fobia si caratterizza per l’intensità e la persistenza del vissuto, l’estremismo e la sproporzionalità rispetto al pericolo reale delle sensazioni e delle manifestazioni.

Il soggetto, pur consapevole dell’irragionevolezza del suo stato e dell’assenza di un’effettiva pericolosità, avverte ciò che vive come fuori dal suo controllo volontario e si vede costretto a mettere in atto comportamenti di fuga ed evitamento della circostanza temuta.

Quest’ultimo atteggiamento rinforza negativamente la sua paura e, in un inevitabile circolo vizioso, la reazione fobica. Così facendo, inoltre, aumenta ricorsivamente nella persona la sfiducia nelle proprie capacità di affrontare e risolvere la situazione per lei problematica.

La fobia, poi, è causa di intenso disagio nell’individuo e, interferendo spesso con il normale funzionamento del soggetto nella vita quotidiana, provoca disadattamento, a volte anche grave.

   Da un punto di vista fisiologico la persona, di fronte allo stimolo fobico, si trova in uno stato di maggiore attivazione del sistema nervoso simpatico, responsabile della comparsa di sintomi quali agitazione, tremori, palpitazioni, sudorazione, vertigini, nausea, senso di soffocamento, rossore, respiro affannato, ecc.

Nei casi di alcune fobie, come quelle delle iniezioni, del sangue o delle ferite, si produce, all’opposto, un forte abbassamento della pressione arteriosa e una decelerazione del battito cardiaco con rischio di mancamenti e svenimenti.

   L’elenco delle fobie è estremamente lungo: da quelle più conosciute (come quelle dei ragni o aracnofobia, dei temporali o brontofobia, del buio o scotofobia, dei luoghi aperti ed affollati o agorafobia, di quelli chiusi o claustrofobia,  delle api o apifobia, del sangue o emofobia, dell’acqua o idrofobia, dei cani o cinofobia e dei gatti o ailurofobia ecc.)  a quelle più strane (quali dei fiori o antrofobia, dei numeri o arithmofobia, delle feci o coprofobia, dei colori o cromofobia, delle croci o staurofobia, ecc.).

Insomma, si può praticamente sviluppare una fobia per qualsiasi cosa.

Spesso, poi, a complicare il quadro la persona sviluppa fobie multiple: per fare un esempio  chi ha la fobia di volare in aereo (aviofobia), solitamente ha anche la paura delle altitudini (acrofobia) e quella di prendere l’ascensore.

   Alla base dell’insorgenza del disturbo sembrano, spesso, esserci esperienze traumatiche vissute in precedenza dal soggetto in prima persona o a cui ha assistito o, ancora, di cui è venuto a conoscenza indirettamente.

Si tratta, in ogni caso, di errati apprendimenti involontari, di cui l’individuo non necessariamente conserva il ricordo, in cui si è attribuito, per diverse ragioni, un nesso associativo di pericolosità a determinate e specifiche situazioni e/o oggetti.

   Il trattamento della fobia prevede una combinazione di farmaci (ansiolitici e antidepressivi, specie per gli episodi acuti di ansia) e psicoterapia.

Per quanto riguarda quest’ultima particolarmente efficace si rivela l’approccio cognitivo comportamentale. Esso consiste, sostanzialmente, nell’esposizione graduale, prima immaginata poi in vivo, in stato di rilassamento, allo stimolo temuto, in modo da controcondizionare la risposta di paura e far apprendere alla persona atteggiamenti e comportamenti più efficaci e funzionali, maggiormente consoni ed adeguati alla realtà.

Dott.ssa Cinzia Cefalo

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