Le emozioni: errate credenze e falsi miti

   Possiamo definire emozioni tutte quelle sensazioni soggettive, a volte positive e gradevoli, altre fastidiose, insopportabili, quando non, addirittura, incresciose ed imbarazzanti, che proviamo dentro di noi in risposta a ciò che ci succede sia interiormente che all’esterno.

Esse, qualunque sia la valenza edonica, ossia di piacevolezza o meno, che gli diamo, hanno, per noi, importanti funzioni autoregolative e ci permettono di relazionarci ed adattarci all’ambiente in cui viviamo.

   Alla base delle emozioni sono implicati processi percettivi, cognitivi, di attivazione fisiologica, di espressione e comunicazione  verbale e non verbale.

Esse hanno una dimensione motivazionale (spingono cioè all’azione) e vengono fortemente influenzate, nella loro espressione, dalla cultura e dal contesto sociale di appartenenza.

   Le emozioni, così difficili da capire, riconoscere, tenere a bada e/o esternare,  rappresentano da sempre, per ognuno di noi, un aspetto complicato e spinoso da affrontare e gestire.

Ci sono moltissimi falsi miti e tante credenze errate su di esse.

Si crede, ad esempio, che ci siano emozioni giuste che siamo liberi di vivere e sperimentare, quali la gioia, ed emozioni sbagliate che, all’opposto, ci fanno vergognare o sentire in colpa, come la rabbia.

Semmai, è il comportamento che adottiamo di fronte ad un’emozione, e non l’emozione di per sé, a poter essere giudicato ‘giusto’ o ‘sbagliato’: quando sono arrabbiato è lecito dire di esserlo e far valere i miei motivi ma è indubbiamente riprovevole iniziare a tirare ceffoni o a lanciare oggetti a chi mi ha fatto arrabbiare.

   Un’altra convinzione comune, poi, è che ci siano emozioni dannose che fa male provare ed emozioni, al contrario, con conseguenze benefiche sulla nostra salute.

Come sopra detto, ogni emozione ha una sua funzionalità positiva; l’effetto sul nostro benessere dipende, in realtà, dal nostro modo di interpretarla, dall’intensità e dalla frequenza con cui la viviamo e da come impariamo a gestirla.

   Molti di noi pensano che ignorare un’emozione significa farla sparire.

In realtà le emozioni negate, le stesse, per ovvie ragioni, a cui diamo un’accezione negativa, hanno un effetto cumulativo che finisce per intossicarci e hanno conseguenze tutt’altro che positive sul benessere psicologico e sulla salute (ad esempio la rabbia accumulata aumenta il rischio di infarto).

   Stesso discorso se non le esprimiamo: non esternarle non equivale sicuramente ad annullarle.

La loro inibizione e repressione bloccano la nostra energia, ci incastrano nel passato, ci paralizzano e ci impediscono di continuare a crescere e ad autorealizzarci.

Non di rado, inoltre, la loro manifestazione avviene quando non ce la facciamo proprio più a tenerle e, di conseguenza, spesso in modo incontrollato, sproporzionato ed inadeguato, con spiacevoli conseguenze sul piano intimo ed interpersonale.

   Abbiamo, perlopiù, l’idea che mostrarle sia segno di debolezza. Crediamo che alcune siano più opportune da esprimere, mentre consideriamo altre da condannare e censurare perché inaccettabili e ripugnanti.

   Ma soprattutto ne abbiamo paura perché siamo convinti che siano permanenti e in grado di condizionare e determinare in modo durevole ciò che siamo, etichettandoci e definendoci.

In realtà un’emozione è uno stato provvisorio mutevole, sempre che non ne blocchiamo il processo nella sua evoluzione, con il rischio, in quest’ultimo caso, di irrigidirla e cronicizzarla.

   Abbiamo la tendenza a considerare gli stati emotivi in termini dicotomici (o bianchi o neri, o giusti o sbagliati, o belli o brutti), separati e ben distinti.

In realtà, accanto alle emozioni fondamentali, di base, primarie ed innate (come la gioia, la paura, la rabbia, la tristezza, ecc..) ce ne sono altre più complesse, quelle anche dette sociali, risultato della combinazione delle prime (quali la gelosia, la vergogna, il senso di colpa, il rimorso, ecc..).

Inoltre, non è quasi mai così semplice: il più delle volte ci troviamo a provare contemporaneamente diverse emozioni, anche opposte tra loro, sperimentiamo, cioè, ambivalenza affettiva e viviamo situazioni di conflittualità e complessità emotiva.

   Importante è, in ogni modo, divenire consapevoli dei nostri stati emotivi, accettarli ed imparare a gestirli adeguatamente.

 

Dott.ssa Cinzia Cefalo

 

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