Come reagiamo di fronte a un trauma. Il disturbo da stress acuto

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   Quando parliamo di  trauma intendiamo uno stress di intensità e gravità estrema tanto da alterare lo stato psichico della persona e da minacciarne l’integrità psicofisica. Si tratta, cioè, di un evento fortemente critico e negativo dall’alto impatto emotivo di fronte al quale, inizialmente, il soggetto sperimenta difficoltà a reagire.

L’etimologia della parola trauma rimanda al significato di rottura: dal greco ‘trayma’, il trauma è una ferita che interrompe bruscamente ed intensamente il corso normale della nostra esistenza.

Molte possono essere le esperienze traumatiche: lutti importanti, abbandoni da parte di figure significative, aggressioni e maltrattamenti fisici (violenza sessuale, scippi, rapine, torture, rapimenti, ecc.), gravi incidenti automobilistici, disastri naturali (terremoti, alluvioni, ecc..), attacchi terroristici ma anche diagnosi di malattie gravi e letali e, in una concezione più ampia del termine, condizioni ripetute e protratte di incuria, violenza ed abuso psicologico.

In ogni caso si tratta di situazioni in grado di minacciare l’incolumità psicofisica dell’individuo, producendo gravi lesioni o mettendo in pericolo la sua vita.

Per il DSM 5, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, tuttavia, non è necessario, per stare male, avere un’esperienza diretta e in prima persona dell’evento traumatico. Anche solo assistendo o venendo a conoscenza di fatti traumatici accaduti ad altri o, ancora, essendo esposti, ripetutamente e/o in modo eccessivo, ai loro dettagli avversivi e alle loro conseguenze (nel caso dei soccorritori), il soggetto ha la possibilità di sviluppare un vero e proprio disturbo mentale, il disturbo da stress acuto.

Tale disturbo insorge immediatamente dopo il trauma (da tre giorni a un mese) e presenta differenti sintomi riconducibili direttamente al trauma e non attribuibili agli effetti di sostanze o ad altra condizione medica.

Si tratta di sintomi che provocano un disagio clinico significativo e una grave compromissione del funzionamento del soggetto in ambito personale, sociale e lavorativo.

La persona con disturbo da stress acuto è caratterizzata da un umore prevalentemente disforico e negativo e  dall’impossibilità di provare emozioni positive (sintomatologia affettiva).

Manifesta un atteggiamento continuamente teso ed ansioso, con conseguenti problemi di attenzione e concentrazione ed esagerate risposte di allarme e paura, nonché un comportamento spesso irritabile e nervoso (sintomi legati all’arousal).

L’evento traumatico viene solitamente rivissuto attraverso ricordi, pensieri e/o incubi dal carattere intrusivo, involontario e spiacevole (sintomi di intrusione). Nel bambino questo può avvenire attraverso il gioco ripetitivo.

D’altra parte il soggetto traumatizzato mette in atto, sia sul piano cognitivo che comportamentale, condotte tese a tenere lontani, fisicamente e con il pensiero, luoghi, persone e circostanze legati all’evento (sintomi da evitamento).

Infine, per il medesimo scopo, può comparire amnesia parziale o totale riguardo alla situazione traumatica vissuta; altri sintomi dissociativi comuni negli individui con disturbo da stress acuto sono la percezione di un alterato senso di realtà, di se stessi e del proprio ambiente e il vissuto di uno stato confusionale.

Tutti i sintomi sopra elencati rappresentano, al principio, risposte funzionali a sopportare, emotivamente e cognitivamente, un evento troppo difficile da affrontare nell’immediato in altro modo.

Spesso, infatti, essi svaniscono in tempi più o meno brevi e non necessitano di alcun tipo di intervento psicologico.

Dopo un periodo di intensa sofferenza, normalmente, la persona riesce ad accettare l’accaduto, elaborando l’esperienza ed attivando risorse adattive sufficienti per andare avanti.

Nei casi in cui i sintomi siano fortemente invalidanti, si può ricorrere momentaneamente all’aiuto farmacologico.

In alcune circostanze, invece, la sintomatologia persiste e l’individuo, a partire dall’esperienza negativa iniziale, tende a sviluppare e a consolidare schemi cognitivi e comportamentali disfunzionali e nocivi, generalizzando e cronicizzando, ad esempio, risposte di paura ed ansia di fronte a situazioni diverse da quella originale.

Il rischio è l’evoluzione in altri disturbi come, tra gli altri, quello post traumatico da stress.

Si rende necessaria, in questo caso, una rielaborazione dei contenuti affettivi e cognitivi legati al trauma attraverso la psicoterapia per consentire al soggetto di uscirne, adeguatamente ed efficacemente, fuori.

Dott.ssa Cinzia Cefalo

 

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