Il silenzio parla mille ‘voci’

   Silenzio è una parola speciale: nel momento in cui la pronunci ne violi, contraddicendolo, il significato, un significato denso, prezioso e pieno di valore.

Difficile per  una società, quale la nostra, piena di frastuono e rumore, coglierne i molteplici risvolti e le infinite sfumature.

Assistiamo, quotidianamente, ad un abuso del linguaggio fino a svuotare la parola di senso e scopo e a renderla ridondante ed inutile. Rivolgiamo poca, se non per niente, attenzione ad altri tipi di comunicazione, quale ad esempio quella non verbale.

L’assenza di suoni e parole è, il più delle volte, mal tollerata e vissuta negativamente dalle persone, intesa spesso come stato di deprivazione e solitudine, in grado di provocare disagio, imbarazzo, tensione e/o inquietudine.

Mostriamo resistenza e ci difendiamo, in ogni modo, dall’abbandonarci al silenzio; raramente, quando siamo soli, con noi stessi o con gli altri, ci fermiamo a contemplarlo e ad ascoltarlo.

Preferiamo indossare un paio di cuffie con musica ‘sparata’ ad alto volume o incontrare amici e parenti in situazioni affollate ed assordanti per isolarci e mettere un muro al silenzio, per riempire il vuoto che sperimentiamo in sua presenza, per evitare di confrontarci in maniera autentica con l’altro o con le nostre voci interiori.

   Nella cultura orientale, al contrario di quello che succede da noi, le persone sono più abituate a restare in silenzio ed attribuiscono a quest’ultimo un elevato valore mistico e spirituale.

   In realtà, il silenzio ha un forte peso espressivo ed un alto potere comunicativo; è in grado di assumere e rivelare tanti significati diversi a seconda del contesto e della circostanza.

Il silenzio parla mille ‘voci’. Come dice Che Guevara, si tratta di una discussione portata avanti con altri mezzi.

   Nella relazione con l’altro quando qualcuno resta in silenzio può voler (ma anche no, nel senso che potrebbe, in alcuni casi, non averne nessuna intenzione cosciente) lasciar intendere:

– disapprovazione, rifiuto e non accettazione dell’altro e/o della situazione,

– indifferenza e desiderio di ignorare, più o meno deliberatamente, qualcosa o qualcuno,

– difficoltà ad esprimere e a far valere la propria volontà in maniera assertiva,

– approvazione ed accettazione implicita (‘chi tace acconsente’ recita un famoso proverbio),

– ostilità, rabbia, rancore ed aggressività passiva,

– accoglienza e comprensione empatica dell’altro,

– complicità e condivisione interpersonale,

– interesse ed ascolto attivo e partecipato.

   L’individuo silenzioso può intimamente vivere:

– angoscia, inquietudine e conflittualità,

– insicurezza, timidezza ed incertezza,

– un atteggiamento riflessivo e meditativo,

– un stato di tristezza, rabbia e/o solitudine,

– un comportamento di volontario ed autosufficiente distacco dall’ambiente circostante.

   A volte il silenzio rappresenta la voce che, nell’ultimo, estremo e disperato tentativo di attirare l’attenzione e chiedere aiuto all’esterno, ‘urla’ la sofferenza e i bisogni della persona.

Nei casi più estremi, quando il soggetto percepisce la mancanza assoluta di altre alternative, indica una scelta di ritiro e rassegnazione come unica strada possibile da percorrere.

   In ogni modo essere in grado di ascoltare l’altrui, ma anche il proprio, silenzio, spegnendo tutto il resto intorno, implica la capacità di  rimanere in contatto reale e genuino con l’altro e con gli aspetti più intimi e profondi della propria persona.

Dunque, voce al silenzio e che silenzio sia!!!

Dott.ssa Cinzia Cefalo

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