La nomofobia ossia il terrore di rimanere senza il cellulare

   Pur soffrendone in molti, in pochi conoscono il significato della parola nomofobia.

Si tratta di un termine piuttosto recente riguardante una patologia tutta moderna, alquanto diffusa.

Deriva dall’inglese no-mobile, che, tradotto,  significa ‘senza telefono cellulare’, e fobia, ossia paura.

 

   Descrive il terrore di restare senza telefonino e consiste in un vero e proprio stato ansioso che colpisce una persona quando è impossibilitata all’uso del cellulare e/o quando è disconnessa dalla rete.

 

Collegata ad un atteggiamento di dipendenza dal telefonino, si manifesta attraverso diversi livelli fino, nei casi più gravi, alla sintomatologia tipica degli attacchi di panico con vertigini, tachicardia, tremore, ecc..

Il soggetto avverte un forte, irrefrenabile ed incessante bisogno di controllare il cellulare: dove è, se ha credito sufficiente, se ha connessione a internet, se il livello della batteria è sufficiente.

Gli atteggiamenti di evitamento che l’individuo mette in atto sono tutti rivolti a scongiurare e a scampare il pericolo, vissuto con intensa preoccupazione ed angoscia, di perderlo, dimenticarlo e/o non essere connesso.

Il telefonino è consultato di continuo per verificare se ci sono notifiche di chiamate o messaggi.

La persona può arrivare a sentire squilli fantasma, tanto ne è ossessionato.

Non viene mai spento, a volte neanche la notte, e il soggetto lo porta sempre con sé, anche a letto, e spesso, quando è fuori casa, insieme a un carica batteria per evitare che si scarichi all’improvviso.

Il cellulare diventa il primo pensiero dell’individuo al mattino e l’ultimo la sera prima di addormentarsi.

La giustificazione principale addotta dalla persona è la necessità di rimanere in contatto e di poter essere rintracciabile.

 

  Gli atteggiamenti fobici sopra descritti contribuiscono, anche se spesso ne sono a loro volta conseguenza, a produrre, ma quindi pure a rinforzare, numerose difficoltà ad interagire con gli altri nel mondo reale.

 

   Diventa, pertanto, fondamentale, ogni tanto, chiederci quanto siamo in grado di vivere senza cellulare e, quando non riusciamo proprio a farne a meno, perché.

Mi sembra, questo, un interessante spunto di riflessione che apre su aspetti psicologici più intimi e profondi di ognuno di noi, da approfondire ed esplorare attentamente, specie nel caso si arrivi agli estremi di cui sopra.

La risoluzione degli atteggiamenti problematici passa, infatti, a mio avviso, oltre che attraverso un controllo e monitoraggio pratico e concreto del comportamento di uso e gestione del cellulare, anche tramite un’analisi delle dinamiche psicologiche, affettivo-emotive e relazionali sottostanti, pure per mezzo di un percorso psicoterapeutico quando si ritiene necessario.

Dott.ssa Cinzia Cefalo

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