Perché non si dicono bugie ai bambini

   A tutti noi è capitato almeno una volta di dire una piccola bugia, naturalmente a fin di bene e con le migliori intenzioni, ai nostri figli.

Spesso, di fronte ai bambini, gli adulti tendono a distorcere, mascherare, celare, omettere e/o addirittura negare alcuni aspetti della realtà.

Si ha l’errata convinzione che i più piccoli non siano in grado di capire o, peggio ancora, di affrontare determinate situazioni, spesso difficili e dolorose anche per noi grandi.

Meglio, quindi, proteggerli e preservarli da una realtà, causa, non di rado, di dispiacere e sofferenza.

Altre volte, invece, si nascondono come stanno realmente le cose o si fanno false promesse perché proprio non abbiamo nessuna voglia o tempo di starli a sentire mentre fanno i capricci e creano problemi.

Tale comportamento, tuttavia, se diventa un’abitudine ricorrente, si rivela controproducente, pericoloso e, addirittura, dannoso.

Il bambino, grazie alla sensibilità e alla spiccata capacità intuitiva di cui è dotato, percepisce ugualmente la verità, capace, come è, di leggerla tra le righe e di captarla dai nostri più intimi atteggiamenti (ad esempio dal nostro stato d’animo nonché dal nostro comportamento non verbale).

Può capitare, inoltre, che la scopra in altro modo (TV, coetanei, ecc.), con il rischio che la interpreti in maniera errata e/o con ansia ed agitazione.

In tutti questi casi rischiamo fortemente di compromettere il nostro rapporto con il bambino: quest’ultimo perderà fiducia e stima nei nostri confronti, arriverà a dubitare di continuo in ciò che diciamo, avrà costantemente paura che gli nascondiamo qualcosa, non ci reputerà in grado di mantenere una promessa. Insomma, non avremo più nessuna credibilità ai suoi occhi.

Un’altra conseguenza del mentire è, inoltre, che con le bugie trasmettiamo implicitamente al bambino importanti messaggi negativi come:

– ‘non te lo dico perché non sei in grado di capire’;

– ‘sei piccolo e non hai il diritto di sapere e conoscere’ (‘sono cose da grandi’);

– si tratta di una cosa tanto grave tanto da non poterne neanche parlare;

– ‘non sei capace di affrontare la situazione’.

Perlopiù, attraverso il cattivo esempio della menzogna, insegniamo al bambino uno stile comunicativo errato, non assertivo e diretto, basato, al contrario, sull’evitamento e sulla negazione della realtà. La probabilità di trasformarlo in un potenziale futuro bugiardo è, poi, molto alta.

Infine, di fronte alle bugie degli adulti il bambino diventa triste, ribelle, irrequieto; prova un forte senso di solitudine e di impotenza. Sviluppa ansia, agitazione, paura e disorientamento.

 

Dobbiamo, invece, partire dal presupposto che, di fronte alla verità, spesso la difficoltà è tutta solamente di noi grandi.

Quando diciamo una bugia a un bambino è perché in questo modo vogliamo renderci più semplice il compito di fronteggiare una situazione già difficile e complicata per noi stessi e di cui può capitare che non siamo capaci di gestirne in prima persona i risvolti emotivi ed affettivi.

I bambini, se adeguatamente sostenuti ed aiutati, sono in grado di accettare ed affrontare qualsiasi realtà, anche la peggiore (che negando, perlopiù, non elimineremo ma, al massimo, rinvieremo, posticiperemo e maschereremo), purché venga loro comunicata in un linguaggio appropriato, con tatto e delicatezza.

Si tratta di insegnare loro che la realtà, con l’inevitabile senso di frustrazione che qualche volta comporta, si affronta, non si evita, confidando nelle loro capacità nel farlo.

Ciò permetterà di sviluppare nei più piccoli tolleranza nonché capacità di resilienza e strategie di coping di fronte a una realtà che la bugia elude ma non può sicuramente evitare o eliminare.

 

Per finire, comunicare autenticamente le proprie emozioni ai più piccoli li renderà in grado di entrare in rapporto con le loro e di imparare a gestirle efficacemente.

Dott.ssa CinziaCefalo

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