Adolescenza. Quando la mosca si veste da vespa

   L’adolescenza: un’età difficile, si dice, incomprensibile e spesso problematica, un’età che mette in crisi genitori, educatori, insegnanti….. e un po’ tutto il mondo degli adulti che ne viene a contatto.

Come spesso si sente dire dalle mamme e/o dai papà “Si trova in un’età particolare”, “Non lo riconosco più”, “Non riesco proprio a capirlo”. Il bambino, finora, bravo ed ubbidiente si trasforma nel ragazzo ribelle ed irriverente ed iniziano i problemi, le discussioni, i litigi, ecc..

Ai ‘grandi’ risulta difficile riconoscere la propria adolescenza in quella delle nuove generazioni come se, da un lato, dimenticassero tutto nel tempo e, dall’altro, i fattori socio-culturali del particolare periodo storico la rendessero ogni volta unica e diversa nelle manifestazioni, contribuendo a complicare la situazione. Al di là delle ‘mode’ del momento restano, tuttavia, immutati i bisogni primari degli adolescenti e l’essenza intima dell’adolescenza.

Come leggere allora i comportamenti di ragazzi che fanno i duri, i bulli, i ‘cattivi’, che agiscono senza regole e valori, che sembrano non avere ideali e principi? Cosa si nasconde dietro l’atteggiamento provocatoriamente aggressivo e trasgressivo di un adolescente?

   Per capire bisogna considerare l’adolescenza come una vera e propria crisi.

Definiamo crisi un forte e momentaneo turbamento derivante da un’improvvisa modificazione della vita del soggetto che produce  instabilità ed indefinitezza. Al di là dell’accezione negativa che comunemente diamo al termine, l’etimologia della parola crisi rimanda al concetto originario di separazione (dal greco krino = separare, cernere) e, conseguentemente, di scelta e decisione (dal greco krisis = giudizio).

In questa ottica l’adolescenza appare, quindi, come un periodo di grande complessità e vulnerabilità  che, a causa della rottura con il passato e l’apertura  verso il futuro, comporta, da un lato, rischi e pericoli e, dall’altro, grandi possibilità ed opportunità.

Nell’incertezza di un processo di evoluzione e cambiamento l’esperienza più comune è quella di fragilità, insicurezza, disorientamento.

Cosa c’entrano la mosca e la vespa con l’adolescenza? La mosca è un insetto innocuo, dall’aspetto insignificante e per alcuni ripugnante, poco utile e dalle scarse pretese (si nutre di sostanze organiche in decomposizione), facile p/reda di altri animali, associato spesso ad aspetti di leggerezza (i pesi mosca nella box) e piccolezza (l’uccello-mosca detto così per le sue ridotte dimensioni).

La vespa, invece, è più simile nell’aspetto alle belle api, ha un corpo colorato e a strisce, è un insetto sociale predatore (si nutre di piccoli insetti) e per tanti pericoloso (dotato di un aculeo velenoso, capace di scatenare reazioni allergiche importanti).

C’è una mosca capace di ‘vestirsi’ da vespa: è una specie tropicale capace di assumere le sembianze di una vespa nei colori dell’addome, nelle antenne e perfino in un finto pungiglione. Si tratta di un caso di mimetismo batesiano o meglio, in parole più semplici, di una tecnica difensiva che consente alla innocua e fragile mosca di imitare la pericolosa vespa con indubbi vantaggi per la sua sopravvivenza.

Imitare i più pericolosi diventa un’efficace strategia adattiva: la mosca non solo riesce a non finirne preda ma viene addirittura accettata dalla comunità delle vespe, integrandocisi perfettamente ed essendo temuta come loro.

Quanti ragazzi fragili e disorientati desiderano e finiscono per fingersi ‘vespa’ per non sentirsi ‘mosca’ in questa società? Quanti adolescenti spaventati, deboli psicologicamente, insicuri del proprio aspetto fisico e delle proprie capacità, indecisi sul loro futuro e sul loro ruolo nella comunità imitano coetanei apparentemente più spavaldi, coraggiosi, sicuri di sé e capaci di azioni di sfida, estreme e dannose per sé e per gli altri? Quanti di essi preferiscono la via della sopraffazione per evitare di essere sopraffatti?

Adolescente deriva dal latino adolescens, participio passato di adolescere, che significa ‘colui che si sta nutrendo’ a sottolineare, da un lato, il processo di formazione e di evoluzione (che per i Romani, che coniarono il termine, durava fino a 25 anni) e, dall’altro, la necessità di figure che ‘nutrono’, a cui l’adolescente può accingere per ‘nutrirsi’.

Importante allora il ruolo dell’adulto (colui che, per i latini, ‘è compiuto’, che ‘si è già nutrito’) e, in special modo, dei genitori: i ‘grandi’ dovrebbero essere visti dai ragazzi come una guida e un punto di riferimento dal quale apprendere valori e principi,  come contenimento delle ansie e delle incertezze, come sostegno  e possibilità di appoggio di fronte alle difficoltà e all’imprevisto.

Troppo spesso, invece, in una società così complessa e in rapida evoluzione, i genitori moderni, molto più di quelli del passato, si trovano in difficoltà ad esercitare le funzioni di cui sopra: genitori loro stessi persi e smarriti, assenti o ipercontrollanti, genitori ancora adolescenti loro stessi, amici dei loro figli nell’illusione di non essere tagliati fuori dal mondo del loro ‘bambino’.

Occorre recuperare questo importantissimo ruolo per permettere ai giovani di sperimentare e giocarsi la loro fragilità in un contesto che li ‘nutra’, che li guidi, li supporti e li sostenga. Va data ai ragazzi la possibilità di esprimere l’incertezza, l’indecisione, l’ambivalenza attraverso, da un lato, tolleranza, vicinanza e comprensione, dall’altro il proponimento, attraverso la propria condotta di adulti, di validi e corretti modelli di comportamento da imitare.

Solo così la mosca non avrà bisogno di nascondersi, imitandola, dietro la vespa ma, al contrario, potrà lentamente trasformarsi in una bella farfalla sicura e capace di volare in alto.

Dott.ssa Cinzia Cefalo

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